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Sac's BlogPassiamo metà della vita a deridere ciò in cui gli altri credono, e l'altra metà a credere in ciò che gli altri derideranno
April 28 RaccontoQuesto racconto è ispirato ad un sogno che ho fatto qualche tempo fa. Alcuni dei personaggi esistono realmente, ma i loro nomi sono stati cambiati per non coinvolgerli direttamente e per evitare future richieste di diritti.....:D Il racconto narra di come l'uomo riesca a distruggere il suo passato, il suo presente ed il suo futuro, ma di come il mondo sia capace di sopravvivergli contro qualunque avversità.
Questa opera e’ distribuita sotto licenza Creative Commons – Attribuzione Non commerciale 2.5 Italia http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it/Sul cielo rosso si stagliano le ombre fumanti delle industrie, il vento innaturalmente impetuoso rende il paesaggio ancor più drammatico e inverosimile. Intorno a me, antiche rovine sparpagliate per la piazza si arrendono alla loro sorte, dopo secoli di sopravvivenza. Scelgo una strada, so di non potermi attardare. Corro tra gli edifici, nella strada vuota mille occhi mi scrutano, ma non sono io il loro obiettivo, è la mia meta. D’improvviso mi si para di fronte una figura conosciuta. E’ Marco, la sua voce borbottante, il suo sguardo assente. Marco, dov’è la via d’uscita? Smette di girare intorno, mi scruta, forse per un attimo interessato, poi mi indica un punto e si volta insoddisfatto. A pochi metri l’acqua ha invaso la strada, Alberto sta aiutando Nola a salire su una lamiera, si guarda attorno occultandola avidamente agli occhi scrutatori. Alberto, aspettami, vengo anch’io! Un leggero cenno d’assenso è tutto ciò che posso strappargli. Balzo sulla zattera mentre già si allontana da riva, mi volto verso Marco con apprensione, ma nemmeno la sua sorte sembra capace di smuoverlo dalla perenne apatia. D’altronde Alberto non sembra preoccuparsene. Nemmeno uno sguardo, di angoscia o pietà, rivolto a Marco, fissa l’acqua nera dinanzi a sé, avendo forse deciso che è la vista più sopportabile. Le mani gli tremano mentre meccanicamente cerca un’ultima sigaretta nel taschino, e gli ricadono con sconforto quando ricorda di averle finite da tempo. Gli occhi un tempo vivaci di Nola, guardano attraverso il fumo, ma nessuna emozione si legge nella loro gelida luce. La sua bocca è socchiusa in un respiro affannoso, ma sono giorni che non emette fiato. Vinto il ribrezzo, immergo una mano nel canale fetido, e la ritiro quasi subito infangata e oleosa. Per un attimo mi è sembrato di sentirci la vita. Seguendo la corrente, la lamiera si avvicina ad una nuova sponda. Uomini anziani sono stesi sulla banchina. Molti sono morti, alcuni aspettano di esserlo, almeno risparmiano il fastidio a chi gli sopravvive. Alberto si avvia con Nola in una strada laterale, li seguo qualche passo indietro. I negozi sono abbandonati, spogliati di tutto, mai chiusi dai proprietari, i tempi degli affari sono passati. Alcune donne ancora perlustrano gli alimentari, ma da giorni, ormai, nessuno ci trova niente. Davanti al vecchio pronto soccorso c’è una fila di donne incinta. Due infermieri sorvegliano la porta, sono seduti per terra e si alzano solo per far uscire ed entrare le pazienti, facendo di tutto per non incrociare il loro sguardo. Molte si guardano attorno con lo stesso sguardo di Nola, altre tengono il viso appoggiato sul petto e sommessamente singhiozzano. Quelle che escono dai portoni si accasciano sulla parete e passano diversi minuti a fissare il cielo. Non ne sopporto la vista. Corro lungo le strade più larghe, so che loro mi condurranno lontano, lontano dai mali del mondo. Attraverso quartieri colmi di immondizia, dove i topi si cibano dei meno(o forse i più?) fortunati. Spesso sono bloccato dalle macchine ferme, testimonianza degli esodi dei mesi passati. E’ notte inoltrata quando mi lascio alle spalle l’ultimo hangar, e dovunque mi giri vedo solo campagna. Delle distese d’ulivi rimane solo qualche tronco secco, ma almeno la terra c’è ancora. Provo ad avvicinarmi ad un ceppo, e di colpo sento un crepitio sotto il piede. Una minuscola pianticella giace spezzata nell’arida terra. Mi volto verso la città, e facendo attenzione al terreno, ritorno alla tomba dell’uomo. January 16 Le donneIo nn ce l'ho con le donne, davvero, nn penso che le donne siano tutte stupide, prima lo pensavo, ma ho frequentato tante amiche più intelligenti di me, ho partecipato ad un campo femminista, ne ho capito l'essenza, mi sono reso conto che sanno essere interessanti e affascinanti senza dover somigliare ad uno stereotipo o essere lesbiche.
Però devo ammettere che più me ne convinco, più conosco persone che cercano di dimostrarmi quanto siano idiote.
Una ragazza che ama l'arte, ma nn sa perchè, le piace e basta, parigi è la sua città preferita, ma nn sa perchè, si ricorda solo disneyland, vuole iscriversi all'accademia d'arte, ma nn sa che ce n'è una a bari. MA PORCO DIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!
Cristina,Giusy,Alessandra,Ornella,Elisa,Nadia,Katia e tutte voi,amiche mie, che mi ricordate ogni giorno quanto possono essere intelligenti e stimolanti le donne GRAZIE!!! January 12 Essere, divenire, voler essereCerto che se prima o poi queste cazzate che scrivo riusciranno a far parte di un testo che superi le due pagine di Word sarà una conquista...sempre più giornalista, sempre meno scrittore. Sono ciò che non vorrei essere o lo sto diventando? Sono ciò che sto diventando o sono ciò che vorrei diventare? Non vorrei essere ciò che sto diventando(o che sono) o non vorrei essere ciò che vorrei diventare? Ho paura di ciò che sono, di ciò che potrei diventare o di ciò che sto diventando?
Mah, mi affido alle sante parole dello Zio, sono un coglione e avast. Perle di saggezzaDopo tanto tempo torno a scrivere sul blog, con una perla di saggezza in cui spero nessuno si riconoscerà mai...
Una giornata primaverile come tante altre a Bari, di quelle in cui il caldo ti sorprende in mattinata inoltrata, mentre prima di uscire il vento ti aveva convinto a infilarti un maglione più pesante. Così, all’ombra di un palazzo, parli con la donna, l’unica che ti sembra meritarne il titolo, l’unica che può farti dimenticare le altre donne che hai conosciuto prima. Dell’emozione di quel primo, vero, balbettante discorso, mai penseresti che negli anni a venire rivivrai sempre e soltanto una piccola frase, che in quell’istante ti restò in mente per un secondo, una frase insignificante, che mai avrebbe potuto oscurare gli occhi vivi, le gote floridi, le labbra morbide e affascinanti, ma che, pure con la sua stupidità, la rappresenta interamente e ti ricorda ancora una volta che cosa hai perso: “I miei capelli sono biondo naturale”. October 07 Il RinghioMi sono accorto in tutto questo tempo di non aver mai parlato del mio giornale, Il Ringhio. Nato come organo per studenti medi e universitari, destinato ad ospitare il loro bisogno di espressione e di critica sociale, si era pian piano trasformato in una bacheca di sfogo per i problemi con i partiti politici e le associazioni studentesche dei nostri redattori, ormai tutti universitari. Facendo mea culpa, devo ammettere che forse un po' più di polso del direttore avrebbe potuto mutare la situazione. Dopo l'estate, il Ringhio torna con una nuova veste grafica, nuovi redattori e un nuovo modo di esprimerci e concepirci come giornale. Purtroppo, il vecchio ringhio sul quale toreggiava maestoso il mio splendido editoriale, pubblicato sul blog ne mio utlimo intervento, non vedrà mai la luce, considerando il fatto che solo due pagine sono ancora attuali e potrebbero essere pubblicate. Spazio dunque alle nuove leve, se qualcuno di Bari vuole partecipare basta rivolgersi al sito del ringhio, all'indirizzo http://digilander.libero.it/ringhiobari/ringhio.html, oppure scrivetemi una mail all'indirizzo sacquellovero@libero.it , o ancora contattatemi via Msn. Il mio contatto è lo stesso della mail. Ringhiamolo forte!
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